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la nutrizionista Paola Camoletto


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28 aprile 2017

NUTRIGENOMICA: un nuovo capitolo nella nutrizione personalizzata.

Quante volte ci è capitato di notare persone che non ingrassano pur mangiando molto, mentre altre acquistano peso con estrema facilità? Come mai gli effetti dannosi di un'alimentazione squilibrata si manifestano in maniera diversa da persona a persona? La risposta a queste domande si trova nel nostro patrimonio genetico e la scienza che si occupa di rispondere a questi quesiti è la Nutrigenomica.
Questa scienza, infatti, studia come le molecole contenute nel cibo siano in grado di intervenire sul DNA, attivando o reprimendo alcuni geni importanti per il corretto funzionamento del nostro corpo. Studiando la nutrigenomica possiamo sempre più definire schemi nutrizionali personalizzati, volti a farci stare meglio e nutrirci nel modo più sano possibile. Le differenze da individuo a individuo si manifestano sia esteriormente – nel nostro aspetto fisico, come il colore dei capelli e degli occhi – che internamente, ad esempio nella diversa capacità di metabolizzare i nutrienti o eliminare le tossine. Le differenze genetiche possono spiegare la diversa risposta individuale ai cambiamenti ambientali, alle terapie farmacologiche, alle condizioni nutrizionali, all'attività fisica etc.
In seguito alla pubblicazione nel 2003 della sequenza completa del genoma umano, gli scienziati si sono messi al lavoro per determinare le funzioni dei vari geni e stabilirne le possibili interazioni con il mondo esterno. Il grado con il quale la dieta influenza l'equilibrio tra salute e malattie può dipendere dal proprio corredo genetico e da queste piccole variazioni, che oggi possono essere evidenziate da test genetici non invasivi (si richiede un semplice spatolato della mucosa buccale) ormai comuni in molti laboratori di analisi. Sottoporsi a questi test vuol dire quindi saper leggere nel nostro DNA e poter scegliere un intervento dietetico mirato per ognuno di noi. Conoscendo meglio l'effetto che i nutrienti hanno sulla nostra particolare costituzione genetica, possiamo esercitare un controllo più effettivo sulla qualità e sulle nostre aspettative di vita.
Facciamo ora alcuni esempi dei più comuni pannelli genetici che possono essere testati e che sono utili per modificare eventuali schemi dietetici. E' importante però fare una premessa, i test genetici predittivi non sono in grado di stabilire se una persona svilupperà o meno una certa patologia, ma forniscono indicazioni che consentono di adottare misure preventive mirate e personalizzate, in modo da aumentare la probabilità di mantenersi in buona salute.
In generale i test si basano sull'analisi di diverse variazioni (polimorfismi) genetiche, localizzate su 20 geni, che esercitano un importante ruolo: nell'infiammazione generale, nei processi di detossificazione, nello stress ossidativo, nella sensibilità agli zuccheri, nello stato di salute del cuore e delle ossa, nelle intolleranze alimentari.
Ad esempio, in campo dietologico i più comuni test genetici predittivi sono quelli che riguardano la celiachia e l'intolleranza al lattosio. Il test per la celiachia è indicato nel caso di familiarità con la malattia, o nel caso di esami istologici dubbi. Tuttavia è bene ricordare che questo test non è sufficiente per diagnosticare la malattia, ma solo la possibile familiarità. Il test di intolleranza al lattosio è un altro utile strumento sicuramente meno “fastidioso” del comune breath test.
Un altro esempio può essere prendere in considerazione “il gene del grasso” che permette di conoscere la tendenza ad accumulare adipe sull'addome (per l'uomo) o sull'addome –fianchi (per la donna) e di sapere a che livello l'attività fisica possa essere utile per la riduzione dell'accumulo di grasso e il raggiungimento dell'obiettivo (ha senso fare 2 ore di palestra al giorno?).
Un interessante settore di analisi valuta la sensibilità allo zucchero, all'alcol, al caffè, e al sale. Essere a conoscenza di quali geni coinvolti in questi meccanismi siano alterati ci permette di attivare sistemi di prevenzione legati all'alimentazione e quindi prevenire le malattie legate all'invecchiamento come la demenza o i tumori.
Può inoltre essere interessante conoscere se esistono problematiche di assorbimento della vitamina D e quindi di personalizzare dosi e tempi di integrazione, oppure conoscere la predisposizione all'osteoporosi, ben prima del manifestarsi dell'alterazione clinica (l'analisi genetica può individuare i soggetti predisposti alla perdita di calcio e permette quindi di intraprendere la terapia mirata e personalizzata).
O ancora può essere di utilità lo screening dei polimorfismi genetici legati all'attività antiossidante e di detossificazione, soprattutto per chi fa tanto sport o è attento alle cure anti invecchiamento. Le ricerche scientifiche legate all'invecchiamento ed alla degenerazione prendono in considerazione la funzione dello stress ossidativo e dei radicali liberi, essere quindi a conoscenza di come il nostro fisico è in grado di regolarli può essere un utile strumento di prevenzione. Gli individui che presentano mutazioni hanno bisogno di mantenere di un adeguato stile di vita sano, di evitare il fumo, l'alcool e tutti quei fattori conosciuti come possibili fattori di rischio per le patologie degenerative e cardiovascolari. E' importante inoltre introdurre con la dieta un maggior apporto di cibi ricchi di antiossidanti ed appropriati integratori come la Vit C e i bioflavonoidi.
In conclusione, l'obiettivo finale della nutrigenomica è quello di creare un intervento dietetico mirato per ogni singolo individuo, che possa ripristinare la salute o prevenire la possibile insorgenza di patologie, perché anche piccoli e mirati accorgimenti, che si reggono però su possenti basi (quelle genetiche), possono fare la differenza. 

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